
Il nostro "guest book"

Chi è Naif? Per chi non lo sapesse, è una cantautrice valdostana che a forza di live e moltissimo talento si sta costruendo un seguito sempre più solido in Italia e in Francia. Io la seguo da poco meno di un anno, grazie a questo tipo qui, Andrea Flame Morosetti, che me l'ha fatta conoscere e apprezzare prima attraverso i suoi video e poi dal vivo. L'altra sera, insieme a un nutrito gruppo di appassionati di musica e di una certa rossa che ad Aosta con lei ha calcato lo stesso palco decidiamo di approfittare di una strana combinazione: un doppio concerto a Roma di Naif, con la stessa impegnata a volare da una parte all'altra della metropoli.
La serata si apre al Teatro Valle, diventato in questi mesi un nido di creatività, speranze e protesta. Ahimè, da romani sappiamo che il tempo in questa città è relativo. Così una serata che sarebbe dovuta iniziare alle 9:00, parte con oltre un'ora di ritardo. Naif, che aveva l'altro concerto, chiaramente è la prima ad esibirsi e il calore con cui viene accolta dimostra che molti (come noi) erano lì soprattutto per lei. Nonostante una performance di sole due canzoni (una L'uomo dalle poche parole e l'altra Goute-moi) e un audio ballerino, emerge ancora una volta tutta la sua intensità e autoironia, che fatalmente ci lasciano con la voglia di rinnovare subito l'incontro.
Così mentre si appropinquava mezzanotte (e Naif come una moderna Cenerentola fuggiva via a cavallo di una moto condotta da un fantomatico ragazzo russo dal nome improponibile - cit. Andrea) i meno saggi tra di noi, dopo una poco gloriosa uscita nel mezzo dell'esibizione successiva (senza rimpianti, devo dire) decidono di seguirla anche nel secondo concerto al Beba do Samba. Ebbene, da qui la serata diventa una scoperta dopo l'altra. Il locale ha l'ampiezza di due stanze di un miniappartamento (abilmente acconciato con colori caldi che lo rendono familiare) più atrio, nel quale con nostra sorpresa troviamo proprio Naif impegnata a rifocillarsi (giustamente, anche i cantanti mangiano), insieme a Momo e Manouche, i musicisti con lei sul palco. Nonostante fosse impegnata, ci regala un saluto affettuoso, che non fa che aumentare la voglia di sentirla.
Ecco, più facile a dirsi che a farsi. Prima della nostra valdostana c'era una performance artistica, su cui sospendo il giudizio perché non l'ho seguita con attenzione e poi un cantante/impegnato a reinterpretare con toni baritonali e spirito da esistenzialista post apocalittico una serie di classici e suoi brani, di cui un titolo, diventa per me suo simbolo, Testamento.